Il costo di una singola infusione di cellule CAR-T può superare i 300.000 euro per paziente. Dietro questa cifra c’è un complesso processo di produzione, che richiede infrastrutture specializzate e settimane di lavorazione. Negli ultimi anni si sta però affermando una strategia alternativa: ingegnerizzare i linfociti T direttamente nel corpo del paziente, sfruttando direttamente i meccanismi biologici che regolano l’attivazione e l’espansione dei linfociti T nell’organismo, anziché ricrearli in laboratorio. In uno studio clinico di fase I riportato a marzo sulle pagine di Nature Medicine, i ricercatori hanno dimostrato per la prima volta la fattibilità di questo approccio contro il mieloma refrattario, ottenendo benefici significativi – 3 remissioni complete e una parziale – in 4 pazienti su 5, accompagnati da effetti avversi transitori, ma di intensità elevata.
Dopo un momento difficile, la terapia genica delandistrogene moxeparvovec per la distrofia muscolare di Duchenne DMD) vede di nuovo la luce in fondo al tunnel. L’azienda farmaceutica Roche, che detiene i diritti del farmaco al di fuori degli Stati Uniti (dove è già commercializzato da Sarepta Therapeutics sotto il nome di Elevidys), avvierà un nuovo studio clinico globale di Fase III con l'intento di ampliare l'accesso dei pazienti in Europa. Nel 2025, infatti, il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) aveva espresso parere negativo in merito alla possibile autorizzazione della terapia genica e, nello stesso periodo, Sarepta aveva annunciato la sospensione temporanea di tutte le spedizioni e somministrazioni della terapia. Il nuovo trial servirà per raccogliere dati per supportare una nuova domanda di autorizzazione all’ente regolatorio europeo.
Fra i tagli alla ricerca dell’amministrazione Trump, la contrazione dei fondi di venture capital e le incertezze create dalle mutevoli politiche in ambiti confinanti, come i vaccini a RNA, l’ultimo anno è stato tutt’altro che tranquillo per le terapie basate sull’editing genomico. Ciò nonostante, i trial clinici hanno continuato a crescere e un paio di trattamenti si avvicinano alla commercializzazione. Inoltre il successo della prima terapia personalizzata sviluppata per un neonato con una malattia rara (Baby KJ) ha avviato un ripensamento regolatorio che promette di creare nuove opportunità. È questa l’ultima fotografia scattata dall’Innovative Genomics Institute, che monitora regolarmente progressi e prospettive della medicina CRISPR.
Dialogando di medicina di precisione si traccia sovente il paragone con l’universo della sartoria, descrivendo farmaci mirati e terapie avanzate come abiti cuciti su misura, anziché indumenti disponibili in varie taglie nei negozi. Ma quante persone sono entrate nella bottega di un sarto per farsi fare un vestito e conoscono la differenza tra un prodotto nato intorno alle proprie misure e uno che vi si adatti bene? In fondo le boutique vendono abiti firmati dentro cui il cliente può sentirsi bello come un divo di Hollywood e vedere esaltata la propria fisicità. A quale scopo, dunque, cercare un abito su misura che ottenga lo stesso risultato, magari a un costo più elevato?
Una rondine non fa primavera ma rimane pur sempre il primo indizio di un cambiamento. In medicina alcuni casi clinici, singolari per patogenesi o per il profilo di malattia, fungono da “spie di segnalazione” inducendo medici e ricercatori a far ricorso a trattamenti che - in caso di successo - potrebbero cambiare l’approccio al problema. Un esempio di questo genere è stato riportato ad inizio aprile sulla rivista Med: la protagonista, una donna di 47 anni affetta da ben tre malattie autoimmuni refrattarie a più farmaci, ha ricevuto una singola infusione di una CAR-T sperimentale e nel giro di un mese è andata in remissione, confermando le potenzialità di questa strategia proprio nel campo delle patologie autoimmuni.
Tornare a viaggiare intorno alla Luna ha tenuto tutti con il fiato sospeso e lo sguardo all’insù: lo scorso primo aprile, alle 18:35 EST, la missione Artemis II è stata lanciata con successo da Cape Canaveral. I quattro astronauti della NASA si sono spinti oltre i confini finora raggiunti dalle missioni umane, superando il programma Apollo. Ma arrivare così lontano non significa solo esplorare: l’obiettivo è costruire una presenza sostenibile sul nostro satellite e fare ricerca scientifica. Infatti, la missione sarà fondamentale per studiare come il viaggio nello spazio profondo influisca sulla salute umana. Come spiegato in un articolo su Nature, tra i progetti chiave c’è AVATAR, che analizzerà la risposta delle cellule degli astronauti a condizioni estreme, utilizzando tecnologie innovative.
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