Dopo l’approvazione statunitense di fine 2025 e il parere favorevole del CHMP dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) emesso lo scorso aprile, la notizia era attesa dall’intera comunità SMA. L’annuncio ufficiale è arrivato il 2 luglio: la Commissione europea (CE) ha approvato onasemnogene abeparvovec (nome commerciale Itvisma®) per il trattamento di bambini di due anni e più, adolescenti e adulti affetti da atrofia muscolare spinale 5q (SMA) con mutazione biallelica nel gene SMN1. Itvisma è la prima e unica terapia genica attualmente approvata nell’Unione Europea per una così ampia popolazione di persone con SMA. Questa nuova approvazione è l’ennesima rivoluzione terapeutica per l’atrofia muscolare spinale, poiché le due terapie geniche ora disponibili in Europa rispondono alle esigenze terapeutiche della comunità delle persone con SMA.
L’ultima terapia avanzata ad aver raggiunto il mercato statunitense ha riscosso interesse perché è basata sulle cellule T reg (Treg), oggetto dell’ultimo Premio Nobel per la Medicina assegnato agli scienziati Sakaguchi, Brunkow e Ramsdell. La settimana scorsa, infatti, la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso il via libera a Tregzi™: un’immunoterapia progettata per l’utilizzo nel trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche compatibile con regime un preparatorio mieloablativo, e finalizzata alla ricostituzione ematopoietica e immunologica nonché al miglioramento della sopravvivenza libera da malattia da trapianto contro l’ospite cronica (GvHD), nel trattamento di adulti affetti da neoplasie ematologiche.
C’è un momento in cui l’innovazione smette di essere una promessa e diventa realtà. È esattamente in quello spazio - tra ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e applicazione clinica - che si è collocata la prima edizione di WOMA – Inspiring the WOrld of pharMA, forum internazionale dedicato a pharma, medtech, healthcare e life sciences, ospitato il 25 e 26 giugno all’Allianz MiCo di Milano e di cui Osservatorio Terapie Avanzate è stato media supporter. Con quasi mille partecipanti tra manager, clinici, ricercatori, istituzioni, aziende e media, l’evento ha provato a rispondere a una delle domande più urgenti per il settore salute: come fare in modo che le grandi innovazioni — dall'editing genetico all’intelligenza artificiale — si traducano in un accesso alle cure più rapido, equo e sostenibile?
Nel trapianto di cellule staminali ematopoietiche (autologo oppure allogenico) una fase critica è data dal condizionamento, che richiede l’uso di farmaci chemioterapici e/o protocolli di radioterapia allo scopo di liberare il midollo osseo dalla maggior quantità possibile di cellule malate, creando spazio alle nuove cellule progenitrici. Inoltre, il condizionamento svolge un netto effetto immunosoppressore, per superare le barriere immunitarie dell’ospite. Si tratta dunque di una fase “aggressiva”, che precede quella di ricostruzione di un midollo sano ma, come si può intuire, un organismo debilitato e sofferente può faticare a tollerarne i contraccolpi. Di recente sono stati sviluppati regimi di condizionamento ad intensità ridotta ma oggi si guarda soprattutto alle terapie avanzate, quale possibile leva per rendere più tollerabile ed efficace la fase di condizionamento.
La notizia di una CAR-T per i tumori solidi era attesa da qualche tempo, c’era solo da capire chi avrebbe vinto la “gara” per sbarcare sul mercato. Aspettavamo di sapere quando e da dove sarebbe giunta e, come per altre forme di tecnologia, la Cina ha battuto tutti. Alcuni giorni fa, infatti, CARsgen Therapeutics, una società specializzata nello sviluppo di questi innovativi trattamenti, ha annunciato l’approvazione della domanda di autorizzazione all’immissione in commercio di satricabtagene autoleucel, il primo prodotto terapeutico a base di cellule CAR-T pensato per il trattamento dei tumori solidi - quelli avanzati dello stomaco e della giunzione gastro-esofagea. È un traguardo destinato a fare storia ma che, inevitabilmente, porta con sé alcuni dubbi.
La degenerazione maculare legata all'età (AMD) è la principale causa di perdita della vista nelle persone con più di 60 anni nei Paesi occidentali, con 500.000 nuovi casi l'anno e oltre un milione di italiani già colpiti. Per la sua forma secca - la più diffusa, responsabile di circa l'80% dei casi - non esiste ancora oggi un trattamento risolutivo. Un passo significativo verso la sperimentazione clinica in Italia è stato annunciato ad aprile durante il convegno "Regenerative Ophthalmology for Retinal Disorders" organizzato da Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS. Il progetto L.U.C.Y. (Lineage-guided Use of Cell-derived therapy for Yield improvement in age-related macular degeneration), presentato durante l’evento, punta al primo studio clinico italiano sulla degenerazione maculare con cellule staminali pluripotenti indotte (IPSC).
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