Genenta ha presentato i dati preliminari dello studio clinico italiano. Nel frattempo, ha avviato un nuovo trial: stessa terapia ma come obiettivo ha il carcinoma renale metastatico
La ricerca italiana nel campo delle terapie geniche continua ad avanzare con importanti traguardi, l’ultimo esempio è di alcuni giorni fa e riguarda Genenta Science - azienda di biotecnologie spin-off dell’Ospedale San Raffaele di Milano - che ha annunciato l’arruolamento di 38 pazienti in uno studio clinico con una terapia sperimentale basata sull’ingegnerizzazione di cellule staminali ematopoietiche ideata per combattere il glioblastoma multiforme di nuova diagnosi. Un tumore maligno molto aggressivo che colpisce il cervello per cui, attualmente, la principale speranza è costituita dall’intervento chirurgico combinato con protocolli di chemio e radioterapia e che manca di cure efficaci e risolutive.
Come riportato dal comunicato stampa diffuso ad inizio luglio, nello studio clinico di Fase I/II (TEM-GBM) sono stati arruolate un totale di 38 persone affette da glioblastoma con il promotore del gene MGMT non metilato (la categoria più difficile da trattare), e di queste 25 hanno già ricevuto la terapia sperimentale (Temferon), basata sull’ingegnerizzazione di cellule staminali ematopoietiche, sviluppata da Genenta. Due anni fa Osservatorio Terapie Avanzate aveva intervistato Pierluigi Paracchi, co-fondatore e CEO di Genenta, il quale aveva spiegato come agisce Temeferon e quali siano le potenzialità di una terapia che, per le sue stesse caratteristiche, potrebbe essere rivolta contro più tipologie tumorali.
Sul fronte della raccolta dei dati clinici, i risultati sono molto promettenti: il tasso di sopravvivenza a due anni nello studio su pazienti con glioblastoma e promotore del gene MGMT non metilato (uMGMT) è rimasto costante al 29%, mentre la sopravvivenza globale mediana si è mantenuta a 17 mesi. In precedenza, pazienti con le medesime caratteristiche sottoposti a cure standard avevano mostrato un tasso di sopravvivenza a due anni di circa il 14% e una sopravvivenza globale mediana di 13-15 mesi. “Per la prima volta, siamo in grado di dimostrare che le cellule staminali ematopoietiche possono essere ingegnerizzate per dare origine in modo duraturo a cellule mieloidi che si localizzano nel tumore e ne riprogrammano l’ambiente immunitario”, commenta il prof. Luigi Naldini, Direttore dell’Istituto Telethon San Raffaele per la Terapia Genica (SR-Tiget) e co-fondatore di Genenta Science. “Nel glioblastoma, questa strategia ha indotto un cambiamento pro-infiammatorio nei macrofagi e la comparsa di cellule T reattive al tumore, offrendo una nuova e promettente strada per l’impegno immunitario contro uno dei tumori più resistenti al trattamento”.
Genenta ha anche comunicato i dati di follow-up sui primi pazienti trattati che sono stati inseriti nello studio a lungo termine di Fase I/II (TEM-LT). I due pazienti arruolati nello studio sono ancora in vita a tre anni dal primo intervento chirurgico: uno di essi non è andato incontro a progressione della malattia dopo la somministrazione di Temferon e non ha pertanto avuto la necessità di terapie di seconda linea; l’altro ha mostrato segni iniziali di progressione della malattia che si sono poi stabilizzati senza ulteriori interventi terapeutici. Entrambi questi casi sembrano suggerire un possibile controllo della progressione della malattia mediato da Temferon, che è in grado di riprogrammare il microambiente tumorale e promuovere così l’attivazione di risposte immunitarie adattative durature, potendo trovare applicazione contro una vasta gamma di patologie neoplastiche.
Nel frattempo, infatti, Genenta ha annunciato l’inizio del reclutamento dei pazienti nello studio di Fase I TEM-GU, progettato per arruolare 12 pazienti con carcinoma renale metastatico o localmente avanzato, non asportabile chirurgicamente. In questo studio Temferon viene somministrato a una dose fissa di 4 milioni di cellule geneticamente modificate per Kg di peso corporeo, un livello che si era già dimostrato sicuro e ben tollerato nello studio TEM-GBM. Genenta auspica di confermare la sicurezza e la tollerabilità di Temferon nei pazienti con questo tipo di tumore e ha progettato uno studio per valutare l’efficacia e la sicurezza della propria terapia in combinazione con farmaci inibitori del checkpoint immunitario o con gli inibitori della tirosin-chinasi, così da valutare il potenziale di sinergia immunologica in questa specifica popolazione di pazienti.
“Siamo incoraggiati dai segnali clinici consistenti che emergono dal nostro studio sul glioblastoma”, dichiara Pierluigi Paracchi, CEO di Genenta Science. “Questi risultati rafforzano la nostra fiducia nel meccanismo d’azione di Temferon e sostengono il nostro impegno a far progredire la piattaforma”.