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editing genomico, genoma umano

L’editing genomico ha compiuto passi da gigante, ma questi progressi sono accompagnati da profonde questioni etiche, sociali e legali che il mondo deve affrontare con responsabilità

Il 2025 di Nature è iniziato con un editoriale dal titolo “C’è bisogno di parlare di editing del genoma umano” in cui si sottolinea la necessità di iniziare a parlare di cosa potrebbe accadere se le tecnologie di editing genomico più complesse diventassero disponibili, cosa che - stando alle previsioni - potrebbe accadere in pochi decenni. Infatti, è stato pubblicato uno studio secondo cui l’editing poligenico - cioè la modifica di più varianti genetiche in contemporanea - nel genoma di embrioni umani e cellule germinali dovrebbe essere realizzabile entro 30 anni. Se a questo aggiungiamo il ritorno di He Jiankui, lo scienziato che nel 2018 annunciò la nascita di due gemelline i cui genomi erano stati modificati per renderle immuni all’HIV, e le nuove linee guida per l’editing in Sudafrica, le cose di cui parlare sono davvero molte.

LA NUOVA FRONTIERA DELL'EDITING POLIGENICO

Dalla sua nascita, la genetica ha fatto passi da gigante e, partendo dagli studi sulle piante di pisello odoroso di Gregor Mendel, è arrivata al sequenziamento completo del DNA, portando gli scienziati a individuare decine di migliaia di varianti genetiche associate a malattie umane, e alla possibilità di correggerle.

Il banco di prova delle terapie geniche sono state le malattie monogeniche, cioè quelle legate all’effetto di un unico gene difettoso. Questo perché, agendo sulla specifica mutazione o inserendo una copia funzionale del gene nelle cellule target, la malattia può essere corretta. Ovviamente il passaggio dalla teoria alla pratica non è scontato e questo è dimostrato dal fatto che non abbiamo una terapia genica per ogni malattia monogenica esistente. Le terapie avanzate approvate sono ancora poche (potete trovare qui l’elenco completo di quelle autorizzate in Europa e Italia) e per un limitato numero di condizioni, ma l’obiettivo è quello di ampliare sempre di più le applicazioni, specialmente verso patologie che colpiscono molte persone nel mondo. Negli ultimi anni le terapie avanzate hanno allargato il loro spettro di azione a patologie più comuni – basti pensare a tutte le applicazioni delle CAR-T – e in futuro questa potrebbe diventare la normalità.

Tutti noi abbiamo varianti genetiche e - anche se la maggior parte di esse ha effetti limitati, se prese singolarmente - la loro combinazione può influenzare in modo significativo la predisposizione a determinate patologie. Questo ha fatto sì che la ricerca volgesse il suo sguardo verso la possibilità di modificare più varianti contemporaneamente, nella speranza di migliorare la qualità di vita di chi soffre di queste malattie. Diabete, malattia di Alzheimer, patologie coronariche, schizofrenia, e molte altre malattie multifattoriali con componente genetica variabile potrebbero beneficiare di questi trattamenti. Se l’editing genomico dovesse continuare il suo cammino mantenendo la velocità attuale, in un futuro abbastanza vicino si potranno modificare con precisione decine di varianti genetiche sul nostro DNA.

Uno studio, pubblicato su Nature con l’avvento del 2025, affronta la questione dell’editing poligenico nell’essere umano e della vicinanza temporale che pare esserci con il raggiungimento di un nuovo traguardo. Modificare più geni contemporaneamente potrebbe fare una grande differenza nel caso di malattie comuni, sia per quanto riguarda il rischio genetico di svilupparle che l’influenza sui fattori di rischio a esse collegate.

Le speranze di riuscirci e le capacità tecnico-scientifiche ci sono – e sono descritte da un complesso modello matematico descritto dagli autori dello studio – ma sono accompagnate da diverse preoccupazioni etiche. Quelle più note e presenti nel dibattito pubblico fin dai primi studi sull’editing genomico riguardano il rischio di un ritorno all’eugenetica, l’alterazione non voluta di altri geni (effetti off target) e il potenziale aumento delle disuguaglianze sociali. Infatti, uno degli ostacoli principali riguarda l’accesso alle terapie avanzate, editing genomico incluso. In questo caso, se si pensa ad esempio a un ipotetico editing di embrioni, è necessario procedere con la fecondazione assistita e questo limiterebbe le possibili applicazioni a causa dei costi elevati della procedura. Inoltre, le malattie come diabete, Alzheimer, schizofrenia, patologie coronariche e le altre citate nello studio sono influenzate anche da fattori ambientali e comportamentali, rendendo difficile prevedere con precisione gli effetti dell’inserimento di modifiche genetiche.

IL RITORNO CONTROVERSO DI HE JIANKUI

Nel 2018 il biotecnologo cinese He Jiankui sconvolse la comunità scientifica annunciando la nascita dei primi bambini geneticamente modificati con la tecnica Crispr-Cas9. La sua iniziativa, condotta in segreto e senza adeguata supervisione etica, suscitò un'ondata di critiche internazionali, con numerosi appelli per una moratoria sull’editing applicato all’ambito riproduttivo, e gli costò una condanna per pratica medica illegale in Cina e il divieto di lavorare nell’ambito della medicina rigenerativa.

Dopo aver scontato la sua pena in carcere, a fine 2024 He è tornato a far parlare di sé, affermando di essere pronto a riprendere la ricerca sull'editing genetico della linea germinale umana. Anche chiudendo un occhio sui precedenti dello scienziato cinese (e non è facile farlo), il suo approccio resta discutibile e solleva molti dubbi, specialmente se – come suggeriscono i suoi post e altre fonti – oltre a restare in un ambito di ricerca che sarebbe il caso evitasse, ci sono anche persone pronte a finanziarlo.

IL SUDAFRICA E LE NUOVE LINEE GUIDA SULL'EDITING GENOMICO

Parallelamente al ritorno di He Jiankui, un’altra novità ha attirato l'attenzione della comunità scientifica: l'aggiornamento delle linee guida per la ricerca sanitaria in Sudafrica. Il Paese, infatti, a maggio 2024 (anche se la notizia è stata divulgata dopo) ha introdotto una sezione dedicata all'editing genetico della linea germinale, sollevando interrogativi sulla possibilità che possa diventare la prima nazione a consentire questa controversa tecnologia.

Secondo le nuove direttive, l’editing del genoma ereditabile dovrà avere "una chiara e convincente giustificazione scientifica e medica, incentrata sulla prevenzione di gravi disordini genetici e sull'immunità contro malattie gravi", essere trasparente, sottoposto a rigorosa supervisione etica e garantire che i benefici superino i rischi. Inoltre, i ricercatori saranno tenuti a monitorare attentamente la salute e il benessere degli individui nati attraverso questa tecnologia, per identificare eventuali conseguenze impreviste.

Tuttavia, rimangono molte incertezze. Alcuni esperti ritengono che la modifica delle linee guida possa essere il primo passo verso un’accettazione più ampia dell’editing genetico ereditabile, mentre altri avvertono che questa mossa potrebbe essere sfruttata per promuovere cambiamenti legali più radicali.

FUTURO: RESPONSABILITÀ, DIBATTITO GLOBALE, OPPORTUNITÀ E RISCHI

La storia della scienza ha dimostrato che le innovazioni tecnologiche avanzano spesso più velocemente delle discussioni etiche e regolamentari. Dall’energia nucleare all’intelligenza artificiale, le società si ritrovano spesso a dover gestire le conseguenze di scoperte scientifiche senza un’adeguata preparazione.

Esattamente 50 anni fa, ad Asilomar, si è tenuta la famosissima conferenza sul DNA ricombinante: 140 scienziati provenienti da tutto il mondo hanno discusso su come regolamentare l’ingegneria genetica, che proprio in quegli anni ha scritto i suoi primi capitoli, incuriosendo e impaurendo ricercatori e cittadini. E il tema di come la scienza si intreccia con la società, nelle sue diverse sfaccettature, resta attualissimo, a maggior ragione quando ci si ritrova – di nuovo – a parlare di etica e regolamentazione, di frenare un certo tipo di ricerche o di lasciare totale libertà. Un esempio è proprio il dibattito scaturito dal caso di He Jiankui, che ha suscitato preoccupazione e indignazione a livello mondiale, ma ha anche evidenziato la necessità di un quadro normativo chiaro in grado di stare al passo con la scienza. Tematica che tocca anche, da molti anni ormai, la sperimentazione sugli embrioni.

È fondamentale che governi, ricercatori e società civile collaborino per stabilire limiti chiari e garantire che l’editing genomico venga utilizzato in modo responsabile. Solo attraverso un dibattito globale trasparente e inclusivo sarà possibile sfruttare il potenziale di questa innovazione sugli esseri umani senza compromettere principi fondamentali di equità e sicurezza.

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