AIFA approva la rimborsabilità nei pazienti con linfoma refrattari alla chemio-immunoterapia di prima linea o recidivati entro 12 mesi dal completamento della chemio-immunoterapia di prima linea 

Il percorso di cura di quanti sono colpiti da linfoma sta mutando ed evolvendo al passo delle nuove approvazioni concesse dalle Agenzie regolatorie alle terapie a base di cellule CAR-T. Infatti, man mano che i risultati degli studi clinici ne confermano l’efficacia e la sicurezza, queste innovative terapie - che oggi sono parte integrante del ventaglio di cure di linfomi, leucemie e mieloma - si spostano sempre più verso le prime linee in un’ottica di precocità di utilizzo guidata dal maggior beneficio del paziente. Ultimo in ordine di tempo a muoversi in tal direzione è lisocabtagene maraleucel (liso-cel), ora rimborsabile da parte del Servizio Sanitario Nazionale per pazienti refrattari alla terapia di prima linea o nei quali sia comparsa una recidiva entro 12 mesi dal completamento della chemio-immunoterapia di prima linea. Ne parliamo in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro che si celebra ogni 4 febbraio.

Lo scorso 28 gennaio, l’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) ha concesso la rimborsabilità a liso-cel per il trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), linfoma a cellule B ad alto grado (HGBCL), linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (PMBCL) e linfoma follicolare di grado 3B (FL3B), refrattari o resistenti alla chemio-immunoterapia di prima linea. La CAR-T - prodotta da Bristol Myers Squibb - era stata inizialmente autorizzata per il trattamento di DLBCL, PMBCL e FL3B recidivanti o refrattari a due o più linee terapeutiche ma, già a luglio 2023 la Commissione europea aveva esteso la raccomandazione al trattamento di pazienti affetti da linfoma diffuso e linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B, linfoma a cellule B di alto grado e linfoma follicolare di grado 3B refrattari o in recidiva entro 12 mesi dal completamento della terapia di prima linea. Un segnale importante della possibilità di anticipare il trattamento, con più solide prospettive di efficacia a lungo termine. 

Decisivi a questo proposito i risultati dello studio clinico TRANSFORM, che ha coinvolto 184 pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B, la cui sopravvivenza mediana libera da eventi ha raggiunto (a un follow-up mediano di 33,9 mesi) 29,5 mesi con liso-cel rispetto a 2,4 mesi con lo standard di cura, costituito da chemioterapia seguita dal trapianto autologo. A tre anni, la sopravvivenza libera da eventi è stata pari al 46% rispetto al 19% del gruppo di controllo, la sopravvivenza libera da progressione è stata pari al 51% rispetto al 26,5% e la sopravvivenza globale era del 63% rispetto al 52%. 

Liso-cel è disponibile in Italia già da giugno 2024 per i pazienti in recidiva o refrattari al trattamento dopo due o più linee di terapia sistemica, perciò l’estensione della rimborsabilità stabilita da AIFA rappresenta una buona notizia per tutti i pazienti che, già dopo una prima linea di trattamento, sperimentano una recidiva. “In questo modo, viene anticipato il trattamento con la terapia cellulare”, afferma Paolo Corradini, Professore di Ematologia all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Nello studio TRANSFORM, dopo un follow-up mediano di quasi 34 mesi, i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B trattati con liso-cel continuano a mostrare un miglioramento della sopravvivenza libera da eventi e della sopravvivenza libera da progressione. Non solo. Migliora il tasso di risposta obiettiva, che ha raggiunto l’87% rispetto al 49% con la terapia standard. Il tasso di risposta completa, che in una malattia aggressiva come il linfoma a grandi cellule B è il prerequisito per guarire, è stato pari al 74% rispetto al 43%. Questo aumento della risposta completa nel braccio sperimentale con liso-cel si traduce in un miglioramento della sopravvivenza”. 

I dati relativi all’efficacia di liso-cel in seconda linea, emersi dallo studio TRANSFORM, sono stati confermati anche da evidenze nella pratica clinica quotidiana. “Uno studio ha paragonato liso-cel con altre CAR-T disponibili”, riprende Corradini. “Liso-cel ha dimostrato un’efficacia paragonabile alle altre terapie cellulari, ma il profilo di tollerabilità è stato migliore. Questo può tradursi in una riduzione delle ospedalizzazioni e dei posti letto occupati, con ricadute positive sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”. Alla soddisfazione dei medici si unisce quella dei pazienti, attraverso la voce di Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma) che sottolinea i progressi compiuti negli ultimi anni nella cura delle neoplasie del sangue, fra cui l’impiego delle terapie CAR-T, responsabili di un profondo cambiamento nel percorso terapeutico di molti pazienti; ciò ha offerto nuove prospettive anche per chi fino a poco tempo fa aveva opzioni limitate. “In questo scenario in rapida evoluzione, è fondamentale che i pazienti non si sentano soli e possano contare su una presa in carico che vada oltre l’aspetto strettamente clinico”, afferma Toro. “I bisogni dei pazienti con linfoma sono complessi e riguardano anche il supporto psicologico, l’accesso a informazioni mediche corrette e certificate, l’orientamento nei percorsi di cura e l’assistenza costante durante tutte le fasi della malattia”. 

AIFA ha, inoltre, riconosciuto a liso-cel lo status di farmaco innovativo, attribuito sulla base di tre criteri fondamentali: bisogno terapeutico, vantaggio clinico aggiunto e solidità delle evidenze. Questo riconoscimento garantisce l’accesso immediato alla rimborsabilità e l’inserimento automatico nei prontuari terapeutici regionali. “Siamo stati pionieri nelle terapie cellulari e continuiamo a trasformare lo scenario terapeutico in ematologia, sviluppando soluzioni che rappresentano un vero cambio di paradigma”, commenta Alessandro Bigagli, Senior Medical Head, Bristol Myers Squibb, Italia. “Oggi siamo impegnati nello sviluppo della seconda generazione di CAR-T autologhe, prodotte direttamente nel paziente senza necessità di estrazione e ingegnerizzazione in laboratorio, e sono in corso studi anche sulle CAR-T allogeniche, ottenute da donatori sani o da cellule staminali pluripotenti. Queste innovazioni ci consentiranno di accelerare i tempi di produzione e di migliorare efficacia e tollerabilità delle cure, offrendo nuove opportunità a un numero sempre maggiore di pazienti”.  

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