Per decenni, la ricerca contro il cancro ha dovuto fare i conti con un ostacolo insormontabile: una vasta categoria di bersagli tumorali considerati "inattaccabili" dai farmaci esistenti fino a quel momento. Grazie agli ultimi progressi dell'intelligenza artificiale (AI), questa barriera si sta iniziando a sgretolare. La sua capacità di prevedere strutture proteiche, analizzare sistemi biologici complessi e guidare la progettazione di nuove molecole non ha infatti precedenti. Un recente lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Biotechnology, descrive come l'integrazione tra l'AI e le nuove modalità terapeutiche stia aprendo la strada a un'era di profonda trasformazione.
La malattia di Huntington, patologia neurodegenerativa rara e devastante, potrebbe essere paragonata alla balena bianca protagonista del celeberrimo romanzo di Herman Melville, che non si riesce mai a catturare. Ma la ricerca scientifica non interrompe il suo cammino e per la malattia di Huntington si può cominciare a sperare in un finale diverso, che ha come protagonista una terapia a RNA. È certamente ancora presto per cantare vittoria ma i risultati di uno studio clinico diffusi pochi giorni fa dall’azienda uniQure - che confermano i dati preliminari presentati lo scorso anno - lasciano ampio margine all’ottimismo.
Lo scorso 17 settembre, per la prima volta in Sardegna, all’Ospedale Microcitemico “A. Cao” di Cagliari è stato effettuato un trattamento di terapia genica per l’atrofia muscolare spinale (SMA). A ricevere l’infusione del gene modificato è stata una bimba di pochi mesi alla quale ad agosto era stata diagnosticata la SMA (di tipo 1), una gravissima malattia genetica rara che, in assenza di trattamento, comporta una progressiva e rapida perdita delle capacità motorie fino a ridurre le aspettative di vita a pochissimi mesi o anni. Il trattamento è stato effettuato presso la Clinica Pediatrica e Malattie Rare diretta dal Prof. Salvatore Savasta, che ha seguito personalmente la procedura dopo che, nei primi di agosto, aveva diagnosticato la patologia richiedendo tempestivamente il test genetico di conferma, che è stato subito effettuato dalla Dott.ssa Stefania Murru, Responsabile della SSD Laboratorio di Genetica e Genomica dello stesso presidio Microcitemico.
Su quali elementi cellulari, tra quelli che compongono il sistema immunitario, è possibile far esprimere il recettore sintetico CAR? Con il dilagante successo delle terapie CAR-T la questione relativa all’ingegnerizzazione di tipologie di cellule diverse dai linfociti T sta trovando sempre più spazio, non solo nei laboratori di ricerca ma anche nelle sale dei congressi scientifici dove continuano ad essere presentati (e discussi) i risultati relativi alle CAR-T. Viste le tortuosità produttive, i costi, le tempistiche di lavorazione e, ultime ma non per importanza, le categorie di malati da trattare, le cellule Natural Killer (NK) rappresentano una sfida da accettare, soprattutto nell’ottica di un futuro utilizzo di questi trattamenti contro malattie autoimmuni gravi fra cui il lupus eritematoso sistemico (LES) e la sclerodermia.
Lo sforzo congiunto che la scorsa primavera ha salvato il piccolo KJ Muldoon ha meritato una copertura stampa ampia e dai toni entusiasti. Ma c’è una parte della storia che i media hanno trascurato, quella che segue l’invenzione del trattamento e precede la sua somministrazione. Dopo aver capito come correggere un difetto genetico (editing) e aver trovato il vettore giusto per raggiungere le cellule bersaglio (delivery), bisogna produrre gli ingredienti in tempi rapidi, con costi sostenibili e nel rispetto degli standard clinici. La celebre battuta di Inder Verma andrebbe aggiornata, non basta più dire che “ci sono tre problemi nella terapia genica: delivery, delivery e delivery”. Esiste almeno una quarta sfida: il manufacturing.
Il 17 settembre 2025 segna una data storica per la medicina italiana e per i pazienti affetti da gravi malattie ereditarie del sangue. In quella giornata, infatti, il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di exagamglogene autotemcel (Casgevy), la prima terapia genica basata su CRISPR autorizzata in Europa e in Italia. Si tratta di un traguardo che unisce la ricerca scientifica più avanzata con la concretezza dell’accesso terapeutico: da oggi, i pazienti italiani con beta-talassemia trasfusione-dipendente (TDT) e anemia falciforme (SCD) potranno ricevere un trattamento capace di modificare radicalmente il decorso della loro malattia, senza doversi più affidare unicamente a trasfusioni o terapie di supporto.
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