Al sentir menzionare la terapia genica o i protocolli di utilizzo delle cellule staminali la mente corre verso la possibilità di correggere alcuni deleteri errori del codice genetico all’origine di patologie tra cui le immunodeficienze primarie, le malattie da accumulo lisosomiale o le emoglobinopatie. Tuttavia, per fornire una cura non è sufficiente modificare le cellule: occorre trovare il modo più adatto per restituirle al paziente e, come un buon innesto su una pianta, attendere che facciano il loro dovere e diano i frutti. È su questa delicata fase del processo che si sono soffermati i ricercatori guidati da Luigi Naldini, professore dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dell’Istituto Telethon San Raffaele per la Terapia Genica (SR-Tiget) di Milano, pubblicando un interessante studio prestigiosa rivista Cell.
Lo scorso marzo, un gruppo di esperti italiani nel campo delle terapie digitali (DTx) ha pubblicato, sulla rivista Annals of Research in Oncology, una review dal titolo “Digital therapeutics in oncology: findings, barriers and prospects. A narrative review”. Riduzione del disagio dei sintomi, aumento nell’aderenza terapeutica e miglioramenti nella gestione degli eventi avversi e nella qualità della vita: le terapie digitali permetterebbero un’interazione efficace con il paziente colpito dal cancro, offrendo potenziali benefici. L’obiettivo della review, come esplicitato dal documento stesso, è quello di fornire un aggiornamento sulle evidenze disponibili per le terapie digitali sviluppate specificatamente per l’ambito oncologico.
La nave è ancora circondata dal mare e la terra non si vede all’orizzonte ma una colomba appoggiata sulla balaustra del ponte con un rametto di ulivo nel becco lascia supporre che non sia così lontana. Questa immagine tratta dal racconto della Genesi aiuta a comprendere meglio a quale stadio si trovi la messa a punto di una terapia a base di cellule CAR-T contro il tumore dello stomaco. Infatti, il rametto di ulivo raffigura i primi risultati che un team di scienziati dell’Università di Pechino ha pubblicato poche settimane fa sulla rivista Nature Medicine, rivelando così la potenziale efficacia e tollerabilità di una CAR-T per pazienti colpiti da tumori del sistema digestivo in grado di esprimere la proteina CLDN18.2.
Il mondo dell’oculistica è andato in fermento alla notizia dell’imminente avvio di uno studio clinico di Fase III sull’iniezione di cellule endoteliali per il trattamento di malattie dell'occhio quali la distrofia endoteliale di Fuchs o la cheratopatia bollosa, responsabili della degradazione delle cellule dell’endotelio corneale e, pertanto, associate alla perdita della vista. Fino ad oggi per queste situazioni era indicato il trapianto di cornea, una procedura invasiva e complessa, realizzabile solamente in centri ad elevata specializzazione e in presenza di donatori compatibili. Ma il metodo di coltivazione delle cellule endoteliali sviluppato dal prof. Shigeru Kinoshita, dell’Università di Kyoto, ha cambiato radicalmente la situazione. Lo spiega il prof. Vincenzo Sarnicola a margine del primo Congresso Nazionale della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (SISO).
Lo stesso spirito di esplorazione che ci ha portato ad attraversare gli oceani e scalare le montagne per disegnare mappe sempre più accurate del nostro pianeta, ha anche spinto i ricercatori a compilare una mappa di tutti i 37 trilioni di cellule nel corpo umano. Un’avventura che è iniziata nel 2016, quando è stato istituito il consorzio internazionale Human Cell Atlas (HCA), e prosegue ancora oggi, con obiettivi sempre più ambiziosi. I ricercatori del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno da poco descritto sulle pagine di Science un nuovo atlante incrociando i dati sull’espressione genica di tutti i tipi di cellule in 8 tessuti diversi. Un nuovo sforzo di mappatura che contribuirà a fare luce sulle malattie complesse che, come il cancro, hanno effetti su più organi.
Nel decimo anniversario della somministrazione di una terapia sperimentale a base di CAR-T a Emily Whitehead, la bambina di 7 anni affetta da leucemia che fu trattata al Children’s Hospital di Philadelphia, una nuova terapia a base di cellule CAR-T si aggiunge a quelle già disponibili per i pazienti in Europa. Si tratta di ciltacabtagene autoleucel (o, più semplicemente, cilta-cel) che l’azienda farmaceutica Janssen ha sviluppato in collaborazione con Legend Biotech per il trattamento delle forme recidivanti o refrattarie di mieloma multiplo. Lo scorso 26 maggio, cilta-cel ha ricevuto l’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio da parte della Commissione Europea (CE) ed è pronta a entrare sul mercato col nome commerciale di Carvykyi®.
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