Un rene di maiale modificato geneticamente e trapiantato in un organismo umano ha funzionato per 54 ore. Per la prima volta, dopo le sperimentazioni su primati non umani, la procedura ha funzionato nella nostra specie e l’organo non è stato immediatamente rigettato. L’operazione è stata effettuata, con il consenso dei famigliari, su una donna cerebralmente morta e tenuta in vita artificialmente. I dettagli della procedura – effettuata all’ospedale NYU Langone Health di New York - non sono stati ancora pubblicati: la strada da qui a renderla una pratica clinica è molto lunga, piena di ostacoli e di domande a cui rispondere, ma il trapianto eseguito resta una prova di fattibilità.
Una delle frasi sentite più spesso in questi ultimi mesi è che i vaccini a RNA sono nuovi e, di conseguenza, non se ne conosce bene il meccanismo di funzionamento e gli effetti. La storia della ricerca sull’RNA è però lunga e non è di certo iniziata con la pandemia di COVID-19. Infatti, l'RNA messaggero (mRNA), protagonista dell’attuale strategia vaccinale per combattere SARS-Cov2, è stato scoperto più di mezzo secolo fa, nel 1961, e la ricerca su come l'mRNA potrebbe essere consegnato all’interno delle cellule è stata sviluppata negli anni '70. Vent’anni dopo si iniziò a pensare di usare l’mRNA a scopo terapeutico. Ma perché è servita la pandemia globale di COVID-19 perché il primo vaccino a mRNA fosse portato sul mercato?
Per talune patologie, come quelle da accumulo lisosomiale, la guarigione non è mai definitiva, in quanto i trattamenti devono continuare ad essere assunti dai malati per tutta la vita. È il caso della malattia di Fabry, che danneggia il metabolismo lipidico causando l’accumulo di prodotti di degradazione dei glicolipidi in svariati tessuti dell’organismo. La terapia di sostituzione enzimatica (ERT) approvata contro questa patologia prevede periodiche somministrazioni dell’enzima in grado di scomporre le sostanze che si accumuno nei lisosomi. Ma sono necessarie nuove opzioni terapeutiche, che rendano i malati indipendenti da queste continue infusioni. Tra le nuove possibilità in studio figurano la terapia genica e le tecniche di editing del genoma.
Nonostante il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCs) sia ormai una terapia standard per il trattamento di malattie del sangue, sia congenite che acquisite, rimangono alcune problematiche che ne limitano l’applicabilità, come la difficoltà a reperire donatori compatibili o il ritardo nel recupero ematologico. Generare ex novo HSCs e altre cellule ematopoietiche in vitro aprirebbe la strada a una serie di applicazioni terapeutiche assolutamente rivoluzionarie che andrebbero ben oltre il superamento delle difficoltà nel trapianto di staminali ematopoietiche. Basti pensare alle patologie trasfusione-dipendenti che gioverebbero di una riserva di componenti ematologiche pressoché illimitata, o alla possibilità di produrre cellule del sangue modificate, grazie all’editing genetico, per potenziarne l’azione citotossica nei confronti di un tumore, di un agente patogeno o per riparare le conseguenze di un difetto genetico.
Il Prix Galien, nato in Francia negli anni ’70 per valorizzare l’innovazione in campo terapeutico, è uno degli appuntamenti più importanti per la comunità medico-scientifica internazionale. Dal 1992 si svolge anche in Italia e quest’anno alle categorie già in gara - farmaci di sintesi chimica e biologici, farmaci immunologici, farmaci orfani, medicinali per terapie avanzate, real world evidence, medical device - si sono aggiunti anche i prodotti di medicina digitale. Tra i vincitori la terapia genica per la SMA onasemnogene abeparvovec, la terapia su RNA risdiplam e, per quanto riguarda la medicina digitale, il sistema MiniMed 780G per il diabete di tipo 1.
Il genetista di Berkeley è stato un pioniere dell’era avanti CRISPR ed è tuttora una delle voci più influenti del dopo CRISPR. È stato lui a inventare, insieme a due colleghi, l’espressione “editing genetico”, portandola sulla copertina di Nature nel 2005. La sua ultima lezione alla conferenza internazionale su CRISPR del 20 ottobre 2021 ha avuto l’effetto di una scossa. Urnov infatti ha dedicato solo pochi minuti a celebrare i successi ottenuti fin qui. Si è soffermato, invece, sui casi di due pazienti, portatori di mutazioni rarissime, che in teoria avrebbero potuto beneficiare dell’editing ma non hanno avuto questa chance. Perché nella pratica non esistono le condizioni per editare tutti i malati editabili.
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