Una buona notizia per molti bambini affetti da tumori del sistema nervoso perché è ai blocchi di partenza uno studio clinico su una nuova terapia a base di cellule CAR-T destinata a contrastare tumori cerebrali, fra cui glioblastoma, medulloblastoma e tumori del ponte. Questo nuovo trial, attivo nell’ambito del progetto di Alleanza Contro il Cancro sulle cellule CAR-T e coordinato dal professor Franco Locatelli, costituirà il primo in Italia su pazienti affetti da neoplasie del sistema nervoso centrale. Si tratta di una notizia fortemente incoraggiante per un gruppo di neoplasie che, nella gran parte dei casi, non hanno una buona prognosi. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Angela Mastronuzzi, dell’Unità di Neuro-Oncologia, e la prof.ssa Concetta Qunitarelli, dell’Unità di Terapia Genica dei Tumori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Con un poker di ben quattro ERC Starting Grant 2022 il Politecnico di Milano si colloca al primo posto nella classifica delle Università italiane con progetti Horizon Europe finanziati dall’Unione europea. Un primato che il polo accademico milanese accoglie con orgoglio e che è stato reso possibile grazie al lavoro di Paolo Ferrari, Margherita Maiuri, Gianvito Vilé e Paola Occhetta. Quest’ultima, in particolare, ha sviluppato un interessante progetto per la messa a punto di “organi su chip” intelligenti e meccanicamente attivi, da utilizzare come piattaforme per l’identificazione dei meccanismi alla base della degenerazione e rigenerazione del tessuto cardiaco e muscolo-scheletrico.
Un nuovo importante successo per l’Università di Padova nel programma quadro Horizon Europe (2021-2027): Cecilia Laterza è risultata vincitrice del prestigioso finanziamento stanziato dal Consiglio Europeo per la Ricerca (ERC, European Research Council) nello schema “Starting Grant”, confermando la tendenza positiva inaugurata nello scorso anno, con ben quattro progetti finanziati. Il progetto della dott.ssa Laterza mira a sviluppare una strategia terapeutica per ripristinare le connessioni cerebrali andate perse a seguito di lesioni del cervello, sfruttando organoidi e gel manipolabili con la luce. L’interesse principale della sua ricerca è quello di ripristinare le connessioni neuronali e le funzioni cerebrali associate, andate perse a seguito di danno cerebrale, integrando la medicina rigenerativa classica con strategie di bioingegneria.
È una storia triste, ma con un lieto fine, quella di una famiglia pakistana che ha perso due dei suoi bambini a causa di raro difetto enzimatico ereditario. Ma la terza figlia, che ha lo stesso difetto genetico, è viva e in buona salute. Ayla ha già compiuto 16 mesi e non presenta i sintomi cardiaci e muscolari che si manifestano sin dalla vita fetale, e che sono fatali per la maggior parte dei bambini entro i due anni di vita. A cambiare un destino che sembrava già scritto, è stata una procedura sperimentale promossa dall’ospedale di Ottawa, in Canada, con la collaborazione dell’Università della California a San Francisco. I medici hanno somministrato ad Ayla l’enzima mancante attraverso la vena ombelicale, quando era ancora un feto nell’utero materno. Il caso, primo nel suo genere, è stato recentemente pubblicato su The New England of Medicine.
Sono ben 408 i prestigiosi finanziamenti ERC “Starting Grants” assegnati ai ricercatori europei nei giorni scorsi dal Consiglio Europeo per la Ricerca (ERC), la principale organizzazione europea nata per incoraggiare la ricerca di eccellenza finanziando ricercatrici e ricercatori, giovani, brillanti e creativi di qualsiasi nazionalità ed età. Tra coloro che hanno ottenuto l’ambitissima borsa figura anche la dott.ssa Monica Casucci, responsabile dell’Unità di ricerca Immunoterapie Innovative presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Del suo progetto di ricerca, incentrato sulle terapie a base di cellule CAR-T, aveva parlato all’Osservatorio Terapie Avanzate all’inizio di quest’anno, descrivendo la formazione di uno strato di zuccheri con cui i tumori solidi sono in grado di difendersi dall’attacco di certe terapie immunitarie.
La natura è la più grande inventrice: ha avuto miliardi di anni per fare esperimenti. Non c’è da stupirsi, dunque, che il mondo microbico sia sempre stato una fucina naturale di invenzioni biotech e continui a riservare sorprese ai genetisti. Questa volta ad accendere l’entusiasmo della comunità scientifica sono due lavori pubblicati da poco sulle prestigiose riviste scientifiche Cell e Nature dalla co-inventrice di CRISPR Jennifer Doudna e da un’altra scienziata di Berkeley che è considerata la più abile esploratrice della diversità molecolare microbica: Jill Banfield. Le loro strade si erano incrociate in modo fatale nel 2006, quando Doudna ha sentito pronunciare per la prima volta la parola CRISPR proprio dalla bocca della collega.
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