Fino a qualche anno fa i vaccini a mRNA erano una promessa coltivata soprattutto nei laboratori. Poi è arrivata la pandemia COVID-19 e la tecnologia è entrata all’improvviso anche nel “mondo reale”, riscrivendo regole e tempi della medicina preventiva. Oggi, a distanza di sei anni, inizia una nuova fase: non più soltanto vaccini contro un singolo patogeno, ma piattaforme combinate pensate per colpire contemporaneamente più virus respiratori. Come diffuso da un comunicato stampa, lo scorso 21 aprile la Commissione Europea ha autorizzato il primo vaccino combinato a mRNA (denominato mRNA1083 o con il nome commerciale mCombriax) per influenza e COVID-19, sviluppato da Moderna e destinato agli adulti dai 50 anni in su. Un’approvazione che potrebbe semplificare le campagne vaccinali, migliorare l’adesione ai richiami stagionali e ridefinire le strategie di vaccinazione contro i virus respiratori.
L’esplorazione dello spazio o delle profondità oceaniche promette di svelare verità sconosciute sul nostro pianeta e sulle nostre origini; allo stesso modo nei geni si celano ancora informazioni che, nonostante i progressi delle tecniche di sequenziamento del DNA, raccontano chi siamo davvero e come ci siamo evoluti. Lo dimostra uno studio firmato dai ricercatori degli Istituti di Neuroscienze e di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Milano, in collaborazione con i colleghi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che sono riusciti ad identificare una funzione fino ad oggi sconosciuta della proteina MeCP2, codificata dal gene MECP2, principale responsabile dell’insorgenza della sindrome di Rett. Una scoperta che potrebbe avere decisive implicazioni nello sviluppo delle terapie geniche contro questa patologia genetica.
Un team di scienziati dell’Università di Harvard, a Boston, ha trovato un modo per creare piccolissimi dispositivi che, all’interno delle cellule, fungono da archivi della loro storia. Il contenuto è la registrazione dell’espressione genica che, come una copia di backup, può essere recuperata anche dopo la sua scomparsa. Diventa così possibile riavvolgere il nastro e riportare a galla i cambiamenti che si sono succeduti durante lo sviluppo e nel corso delle malattie, identificando per esempio quali geni sono stati attivati e hanno reso resistente ai farmaci una cellula tumorale. La nuova tecnica, denominata TimeVault, è stata descritta in un articolo pubblicato a gennaio su Science.
Lonvoguran ziclumeran (lonvo-z, nota anche come NTLA-2002), la terapia basata su CRISPR sviluppata da Intellia Therapeutics per l'angioedema ereditario (HAE), ha raggiunto l'endpoint primario e tutti gli endpoint secondari del trial di Fase III HAELO. I risultati, resi pubblici ad aprile 2026, rappresentano un traguardo non solo per la comunità dei pazienti con HAE, ma per l'intera medicina di precisione: si tratta dei primi dati di Fase III mai riportati per una terapia di editing genetico in vivo. Intellia ha contestualmente annunciato l'avvio della procedura per la richiesta di Biologics License Application presso la Food and Drug Administration (FDA), con l'obiettivo di rendere lonvo-z disponibile ai pazienti statunitensi nella prima metà del 2027.
Parlare di cancro del pancreas, o meglio, dei futuri possibili trattamenti per questa subdola neoplasia, è come camminare su un filo sospeso: si rischia sempre di cadere nel vuoto. Le aspettative dei pazienti sono altissime, la pressione mediatica alle stelle e l’introduzione sul mercato di terapie risolutive appare remota, soprattutto a fronte dell’aggressività di un tumore che non figura tra i più diffusi ma tra quelli dalla prognosi infausta. In tale quadro, è circolata la notizia della potenziale efficacia di un vaccino a mRNA, somministrato a un gruppo di pazienti, e nuovi scenari si sono aperti. Ma al momento si tratta di proiezioni ancora lontane dal tramutarsi in strumenti a disposizione dei medici e dei malati, facciamo quindi un po’ di chiarezza.
Ringiovanimento tramite riprogrammazione cellulare: sembra una improbabile dicitura che viene usata per descrivere strani procedimenti nei film di fantascienza, ma non lo è. A gennaio 2026, infatti, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha autorizzato la biotech Life Biosciences a condurre il primo studio clinico di Fase I sull’uomo con un farmaco sperimentale chiamato ER-100, basato sulla riprogrammazione epigenetica. Il programma mira inizialmente a trattare le neuropatie ottiche, ma apre una finestra su una piattaforma tecnologica con potenziale applicazione trasversale nelle malattie legate all'invecchiamento.
Website by Digitest.net