WOMA Forum

Da CRISPR con Jennifer Doudna all’intelligenza artificiale raccontata da Zack Kass: il WOMA Forum ha riunito scienza, industria, istituzioni e media per discutere il futuro delle Life Sciences 

C’è un momento in cui l’innovazione smette di essere una promessa e diventa realtà. È esattamente in quello spazio - tra ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e applicazione clinica - che si è collocata la prima edizione di WOMA – Inspiring the WOrld of pharMA, forum internazionale dedicato a pharma, medtech, healthcare e life sciences, ospitato il 25 e 26 giugno all’Allianz MiCo di Milano e di cui Osservatorio Terapie Avanzate è stato media supporter. Con quasi mille partecipanti tra manager, clinici, ricercatori, istituzioni, aziende e media, l’evento ha provato a rispondere a una delle domande più urgenti per il settore salute: come fare in modo che le grandi innovazioni — dall'editing genetico all’intelligenza artificiale — si traducano in un accesso alle cure più rapido, equo e sostenibile?

bando aifa, terapie avanzate

Due progetti focalizzati sullo sviluppo di ATMP nei primi tre posti. L’ennesimo segnale di vivacità della ricerca in questo settore che necessita però di finanziamenti consistenti  

Lo scorso anno fu promosso il Bando AIFA per la Ricerca Indipendente sulle Malattie Rare, un’iniziativa a carattere nazionale destinata a supportare il finanziamento della ricerca clinica indipendente nel settore delle malattie rare. Pochi giorni fa sono state pubblicate le graduatorie con i 19 progetti ammessi che si spartiranno l’importo di oltre 17,5 milioni di euro, provenienti dal contributo previsto dalla Legge 175/2021 sulle spese promozionali delle aziende farmaceutiche. Sul podio dei vincitori sono saliti ben due progetti dedicati alle terapie avanzate, segno evidente di come queste innovazioni siano ormai il cuore della ricerca sulle malattie rare (e non solo). 

scienza, divulgazione

Meno di quanto crediamo di sapere. Gli strumenti con cui misuriamo la fiducia dei cittadini nella scienza sono inadeguati, e questo ci impedisce di comunicare nella maniera più corretta 

Lo scorso febbraio, il sociologo Gordon Gauchat dell'Università del Wisconsin–Milwaukee ha pubblicato su Nature  un commento che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di divulgazione scientifica in ambito biomedico: non sappiamo davvero cosa pensa il pubblico della scienza, perché gli strumenti con cui lo misuriamo da anni – per lo più i sondaggi sulla "fiducia" e sulla "alfabetizzazione scientifica" - sono fondamentalmente insufficienti. La tesi è diretta: decenni di indagini hanno chiesto ai cittadini se credono che la Terra ruoti attorno al Sole, o quanta fiducia ripongono negli scienziati. Risposte utili, ma parziali. Quello che rimane nell'ombra è qualcosa di più profondo: come il pubblico comprende il funzionamento della scienza come istituzione, le sue norme, i suoi impegni etici, e soprattutto se percepisce che quegli impegni vengano rispettati. 

I Breakthrough Prize sono andati a chi ha reso possibile la terapia genica per una forma di cecità, il trattamento di editing per le emoglobinopatie e i test genetici per la SLA  

Li chiamano “Oscar della scienza” per il glamour hollywoodiano, ma assomigliano sempre più spesso a un gran galà delle terapie avanzate. Qualche esempio? Nel 2015 Cameron Diaz aveva consegnato il premio per le scienze della vita alle inventrici di CRISPR Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier. Nel 2025 era stata la volta di David Liu, il padre dei correttori di basi, premiato da Jodie Foster e Lily Collins. Ed ecco che nel 2026 la giuria composta dai vincitori delle precedenti edizioni (tra cui i pionieri delle CAR-T e dei vaccini a RNA) ha deciso di fare un passo indietro, omaggiando sette scienziati che hanno indagato le basi genetiche di gravi malattie e hanno messo la comunità scientifica sulla strada giusta per cercare una cura.  

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