Proprio pochi giorni fa è caduto il ventesimo anniversario dalla morte di Stephen Jay Gould, biologo e paleontologo statunitense che ha pubblicato numerosi libri sul concetto di “exaptation”, cioè quel meccanismo di riutilizzo ampiamente diffuso in natura. Difficilmente l’evoluzione forgia dal nulla un carattere, piuttosto lo “ricicla” in chiave diversa per un nuovo fine: le penne e le piume, ad esempio, si sono evolute per rispondere ai bisogni di termoregolazione dell’organismo prima di essere impiegate per il volo. Anche i ricercatori hanno applicato questa filosofia nel momento in cui hanno pensato di sfruttare i virus per combattere i tumori. Un concetto innovativo che trova sbocco nei cosiddetti “virus oncolitici”, di cui abbiamo parlato con il prof. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.
Ricostruire l’orecchio con la stampa 3D, usando un “inchiostro” a base di cellule della cartilagine (condrociti) del paziente stesso. Non è un’utopia ma una strategia già in fase di studio sugli esseri umani, per adesso testata solo per una rara patologia – la microtia – che causa la non completa formazione dell’orecchio esterno. A mettere a punto il bioimpianto (chiamato AuriNovo) è stata 3DBio Therapeutics, una biotech statunitense attiva nel campo della medicina rigenerativa, che lo scorso 2 giugno ha comunicato il successo di un intervento eseguito presso il Microtia-Congenital Ear Deformity Institute di San Antonio, in Texas, su una ragazza messicana di 20 anni. Si tratta di una delle undici persone, di età compresa tra i 6 e i 25 anni, con microtia di grado II-IV coinvolte nel trial di Fase I/II in corso negli Stati Uniti per valutare la sicurezza e l'efficacia dell'impianto.
In occasione della Conferenza Annuale dell’American Society of Gene and Cell Therapy (ASGCT), svoltosi lo scorso maggio a Washington, Francis Collins – ora consulente scientifico ad interim alla Casa Bianca – è stato premiato con l’ASGCT’s inaugural Founder’s Award per il suo lavoro come direttore ai National Institutes of Health (NIH) e per la gestione del Human Genome Project. Dopo aver esordito ringraziando gli scienziati che nel 2003 hanno reso possibile la stesura della prima bozza della sequenza del DNA umano, ha raccontato del recente completamento grazie alle nuove tecnologie per il sequenziamento. Come riportato da Genetic Engineering & Biotechnology News, Collins ha però sottolineato che, sebbene tutto questo sia stato fondamentale per l’avanzamento della terapia genica, sono ancora troppe le malattie rare senza cura.
“I robot umanoidi del futuro saranno agili ed eleganti come i corpi degli esseri umani e potranno teletrasportare i nostri sensi e le nostre azioni in qualunque angolo di mondo”. È la promessa dell’azienda di robotica Devanthro, che già da anni realizza robot interi o parti di robot ispirati alla fisica del corpo umano. I ricercatori dell’Università di Oxford hanno usato uno di questi bracci robotici per riprodurre l’articolazione della spalla e far crescere tendini artificiali flessibili e forti, ideali per un trapianto. La spalla robotica imita lo stress meccanico che i tendini subiscono nel corpo umano – dove vengono attorcigliati, allungati e compressi – meglio di qualunque bioreattore usato in precedenza. I risultati sono stati pubblicati poche settimane fa su Communications Engineering.
Una nuova frontiera per la cura delle malattie croniche oculari potrebbero essere le lenti a contatto intelligenti. Un gruppo di ricercatori della Sun Yat-Sen University di Guangzhou, in Cina, ha sviluppato un modello per il trattamento del glaucoma che monitora in continuo la pressione dei fluidi all’interno dell’occhio ed è in grado di somministrare direttamente il farmaco se necessario. Le lenti smart wireless sono state finora testate in studi preclinici sugli occhi di maiali e conigli vivi. I risultati dello studio sono stati pubblicati lo scorso maggio su Nature Communications.
Immaginate le manopole di uno stereo, meglio ancora le leve sul pannello di controllo di un mixer audio. Per un’esecuzione ottimale della colonna sonora alcune frequenze devono sentirsi forte, altre piano. Il lavoro che fanno i tecnici del suono assomiglia a quello degli editor dell’epigenoma, che sciolgono o stringono le spire del DNA per rendere questo o quel tratto più o meno attivo, perché più o meno accessibile al macchinario di trascrizione cellulare. Questo approccio flessibile potrebbe superare alcuni dei limiti dell’editing genetico classico, riducendo i rischi di effetti indesiderati e allargando il ventaglio delle malattie trattabili. Una speranza in questo senso viene dagli esperimenti per il controllo del colesterolo del gruppo di Angelo Lombardo, responsabile del gruppo di ricerca in Regolazione Epigenetica e Modificazione Mirata del Genoma presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), illustrati a Washington a maggio.
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