Un'inchiesta di Science e Retraction Watch ricostruisce il decesso di una bambina di 6 anni dopo una terapia sperimentale di base editing mai approvata dai regolatori nazionali cinesi
Nel marzo 2025, presso lo Xinhua Hospital di Shanghai (affiliato alla Shanghai Jiao Tong University School of Medicine), una bambina di 6 anni con sindrome di Snijders Blok-Campeau ha ricevuto un'infusione sperimentale di una terapia di base editing diretta al sistema nervoso centrale, nell'ambito di uno studio clinico con un solo paziente. Sette giorni dopo il trattamento, la bambina - identificata con lo pseudonimo Mei nella ricostruzione dei fatti - è morta per una grave reazione immunitaria correlata alla terapia. Il decesso non è mai stato reso pubblico dai responsabili del trial né dall'ospedale, ed è stato rivelato solo lo scorso 23 luglio da un'inchiesta di Science e Retraction Watch firmata da Brendan Borrell.
COSA È SUCCESSO
La sindrome di Snijders Blok-Campeau è una malattia rara dello sviluppo neurologico causata da varianti patogene nel gene CHD3, che si manifesta con disabilità intellettiva, tratti comportamentali autistici e deficit motori. Dalle informazioni condivise, il caso di Mei era considerato relativamente lieve rispetto allo spettro della malattia.
A guidare il tentativo terapeutico è stato Zilong Qiu, neuroscienziato della Shanghai Jiao Tong University e principal investigator presso il Songjiang Research Institute, già noto per ricerche sulla terapia genica nella sindrome di Rett. Il trattamento è basato sulla tecnica del base editing - una variante del genome editing capace di correggere una singola base del DNA senza indurre rotture a doppio filamento - veicolata da vettori virali infusi nel liquido cerebrospinale con l'obiettivo di correggere la mutazione CHD3 direttamente nei neuroni.
L’inchiesta di Science e Retraction Watch arriva oltre un anno dopo i fatti e diversi mesi dopo che il gruppo di ricerca responsabile del trattamento aveva pubblicato su Nature uno studio preclinico correlato, senza menzionare l'esistenza della sperimentazione sull'uomo né il suo esito. Secondo quanto ricostruito, il trial è stato autorizzato dall'ospedale attraverso una procedura interna che non prevede il passaggio dai regolatori nazionali cinesi, e il suo sviluppo preclinico è stato finanziato in parte dalla famiglia della bambina, per un importo di circa 860.000 dollari. Inoltre, la scheda dello studio su ClinicalTrials.gov non risulta aggiornata da oltre un anno.
LE CONSEGUENZE IMMEDIATE E IL SILENZIO SUCCESSIVO
Il comitato etico dell'ospedale ha concluso che il decesso era sicuramente correlato al trattamento. Le sanzioni sono state limitate: una multa di circa 3.600 dollari all'ospedale, comminata dall'autorità sanitaria locale per la mancata registrazione dello studio come ricerca a finanziamento commerciale, e un richiamo verbale a Qiu, senza sanzioni pubbliche nei suoi confronti. Il fatto non è stato comunicato né alla comunità scientifica né, secondo quanto riportato dai genitori, in forma trasparente e tempestiva alla famiglia stessa.
LO STUDIO SU NATURE E LE OMISSIONI RILEVATE
A febbraio 2026, il gruppo di Qiu ha pubblicato su Nature uno studio preclinico basato su modelli murini e su uno studio di sicurezza condotto su primati non umani, presentato come base per una futura traslazione clinica dell'approccio. Nella versione pubblicata non compaiono riferimenti al finanziamento della famiglia né all'esistenza e all'esito del trial sull'uomo: l'unico accenno, generico, riguarda le difficoltà nel colmare il divario tra ricerca preclinica e applicazione clinica. Secondo l'inchiesta, il paper omette inoltre i segnali di tossicità renale ed epatica emersi nello studio di sicurezza sui primati (gli stessi organi coinvolti nel decesso della bambina) e gli esperimenti murini originari, finanziati dalla famiglia, risultano sostanzialmente rieseguiti tra la prima sottomissione e la versione pubblicata.
Tra le altre cose, risulta che il revisore che ha valutato il manoscritto per Nature ha dichiarato di non essersi accorto dell'entità delle modifiche introdotte nella versione rivista e di averla approvata. Il paper ha ricevuto un commento di accompagnamento favorevole da parte di un neuroscienziato dell'Università della California a San Francisco, che ne ha descritto i risultati come promettenti in vista di un possibile trattamento clinico, senza essere a conoscenza della sperimentazione già condotto né del suo esito.
LA RISPOSTA EDITORIALE DI NATURE
Secondo la ricostruzione di Science e Retraction Watch, i genitori di Mei hanno scritto direttamente alla redazione di Nature a giugno 2026, segnalando la morte della figlia e le omissioni nel paper. La vicedirettrice della rivista, Victoria Aranda, ha risposto che le questioni etiche sollevate "cadono fuori dal nostro perimetro in termini di integrità dei dati" e che la loro gestione competeva all'università. Solo dopo la pubblicazione dell'inchiesta, Nature ha annunciato l'apertura di un'indagine interna e ha apposto una nota editoriale al paper, dichiarando di non essere mai stata informata, prima della pubblicazione, dell'esistenza di una sperimentazione sull'uomo collegata allo studio (“29 July 2026 Editor’s Note: Readers are alerted that concerns have been raised regarding this article, including with the data presented. Further editorial action will be taken if appropriate as soon as the investigation into the concerns is complete and all parties have been given an opportunity to respond in full”).
Nello stesso periodo, la Shanghai Jiao Tong University School of Medicine ha annunciato un'indagine interna "a tutto campo". La richiesta di ritiro del paper avanzata dai genitori è stata invece respinta dall'università.
Diversi esperti indipendenti di genetica, virologia e bioetica, interpellati da Science e Retraction Watch, hanno definito lo studio clinico avventato già sulla base dei dati preclinici disponibili e hanno chiesto a Nature una revisione completa di dati grezzi e immagini del paper, oltre alla piena disclosure dei finanziamenti, elemento che, secondo alcuni di loro, sarebbe di per sé sufficiente a giustificare un ritiro.
NON UN CASO ISOLATO
Pochi giorni dopo la pubblicazione dell'inchiesta è emerso un secondo caso analogo: la morte, non divulgata per circa un anno, di un bambino trattato con una terapia genica sperimentale - sempre basata sull’editing genetico - sviluppata da un'azienda biotech di Shanghai per la distrofia muscolare di Duchenne. È più che evidente il divario tra le norme sulla sperimentazione biomedica rafforzate dalla Cina dopo lo scandalo He Jiankui del 2018, quando un ricercatore produsse in segreto i primi tre embrioni geneticamente modificati al mondo e portati poi alla nascita, e la loro effettiva applicazione. Anche in quel caso la bolla fu scoppiata da un’inchiesta giornalistica, che evidentemente non è stata una lezione sufficiente.
Se le terapie sperimentali con una base scientifica limitata possono essere molto pericolose, non è un discorso che può essere fatto in generale per l’editing genetico. Il primo trattamento a base di CRISPR approvato al mondo (dal 2025 disponibile anche in Italia) permette di riattivare la produzione di emoglobina fetale nelle persone con anemia falciforme e talassemia. In questo caso la correzione viene fatta ex vivo: le cellule del paziente vengono prelevate dal paziente, modificate in laboratorio e poi reinfuse. La terapia a cui è stata sottoposta Mei è invece in vivo, come quella che è stata progettata appositamente per Baby KJ Muldoon (di cui abbiamo parlato qui). Una differenza sostanziale è che per la terapia di Baby KJ bisognava raggiungere il fegato, mentre quella per Mei aveva come obiettivo il cervello.
LE QUESTIONI APERTE
Dalla pubblicazione dell’inchiesta, Science ha anche stilato una lista di 4 punti emersi con forza da questa situazione. Sul piano regolatorio, il caso di Mei mostra come uno studio clinico di prima somministrazione sull'uomo possa procedere senza il vaglio dei regolatori nazionali, attraverso una procedura ospedaliera interna. Sul piano del conflitto di interessi, pone la questione del finanziamento diretto della ricerca da parte della famiglia del paziente, non dichiarato nella pubblicazione scientifica risultante. Sul piano della peer review, evidenzia i limiti strutturali di un sistema che non è progettato per rilevare omissioni di questo tipo, e che si basa sulla buona fede degli autori nella dichiarazione di dati e conflitti d'interesse. Sul piano della responsabilità editoriale post-pubblicazione, infine, la vicenda solleva un interrogativo che va oltre il singolo caso: quale ruolo debba avere una rivista scientifica quando riceve, dopo la pubblicazione, informazioni che mettono in discussione la completezza e l'accuratezza di quanto pubblicato, specie quando queste informazioni riguardano un esito fatale collegato al trattamento descritto nello studio.
Ultimo, ma non per importanza, il piano etico: la bambina non presentava la malattia nella forma più grave, c’era quindi il presupposto per somministrarle un trattamento sperimentale non autorizzato dagli enti regolatori (e quindi non sottoposto a tutti gli accertamenti del caso)? Le terapie geniche sono trattamenti all’avanguardia, che stanno dimostrando di poter rivoluzionare la storia naturale di una serie di malattie salvando vite di bambini e adulti ma comportano una serie di gravi rischi, motivo per cui necessitano grande rigore scientifico.





