Da CRISPR con Jennifer Doudna all’intelligenza artificiale raccontata da Zack Kass: il WOMA Forum ha riunito scienza, industria, istituzioni e media per discutere il futuro delle Life Sciences
C’è un momento in cui l’innovazione smette di essere una promessa e diventa realtà. È esattamente in quello spazio - tra ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e applicazione clinica - che si è collocata la prima edizione di WOMA – Inspiring the WOrld of pharMA, forum internazionale dedicato a pharma, medtech, healthcare e life sciences, ospitato il 25 e 26 giugno all’Allianz MiCo di Milano e di cui Osservatorio Terapie Avanzate è stato media supporter. Con quasi mille partecipanti tra manager, clinici, ricercatori, istituzioni, aziende e media, l’evento ha provato a rispondere a una delle domande più urgenti per il settore salute: come fare in modo che le grandi innovazioni — dall'editing genetico all’intelligenza artificiale — si traducano in un accesso alle cure più rapido, equo e sostenibile?
NON BASTA INNOVARE: SERVE TRASFORMARE LA SCIENZA IN IMPATTO CLINICO
Uno dei messaggi più forti emersi da WOMA è che innovazione e progresso non coincidono automaticamente. La disponibilità di nuove tecnologie non garantisce, da sola, migliori risultati per la vita delle persone: servono ecosistemi capaci di far dialogare ricerca, industria, regolatori, investitori e sistema sanitario. Il concetto di “ecosistema” ha attraversato la due giorni incentrata sul futuro delle scienze della vita.
Ad aprire il Forum è stato Michele Barletta, Presidente del Comitato Scientifico di WOMA - Inspiring the WOrld of pharMA e Presidente di BioPharma Network – Associazione Manager del Farmaceutico, che ha ricondotto la nascita del progetto alla trasformazione profonda che attraversa il comparto. Accanto a lui, Florencia Bechara, CEO di WOMA, ha messo a fuoco il senso dell'esperienza per chi partecipa. L'apertura istituzionale ha visto sul palco Emmanuel Conte, Assessore al Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa del Comune di Milano.
Dopo un primo panel su “Il valore della scienza, dell'innovazione, delle competenze e dell'informazione per il sistema” - che ha riunito industria, ricerca, istituzioni e media - l’ex presidente della Commissione Europea e già Board Chair di GAVI, the Vaccine Alliance, José Manuel Durão Barroso ha aperto i lavori con una riflessione sulla nuova geopolitica della salute, in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra Stati Uniti, Cina, crisi energetiche, intelligenza artificiale e tensioni geopolitiche, l’Europa si trova davanti a una scelta strategica: restare frammentata o acquisire la massa critica necessaria per competere nell’innovazione. Per Barroso, la risposta passa da partnership pubblico-private e cooperazione internazionale: un concetto familiare anche al mondo delle terapie avanzate, dove ricerca, sviluppo industriale, produzione e accesso richiedono investimenti enormi e modelli collaborativi complessi, in continua evoluzione specialmente negli ultimi anni.
“La cooperazione internazionale sta attraversando il momento più difficile degli ultimi decenni” ha dichiarato Barroso. “Ma la risposta non è arrendersi, è cambiare modello. L'esperienza di GAVI lo dimostra: unendo governi, industria, fondazioni e società civile attorno a una missione comune, in venticinque anni abbiamo dimezzato la mortalità infantile in 78 Paesi. Le partnership pubblico-private guidate da una missione sono il modo più realistico per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, dalla salute globale alla sicurezza sanitaria, fino all'accesso equo all'intelligenza artificiale”.
CRISPR HA CAMBIATO IL CONCETTO DI TERAPIA
Tra gli interventi più attesi del forum, quello di Jennifer Doudna, Premio Nobel per la Chimica 2020 e co-scopritrice di CRISPR, la tecnologia di editing genomico che ha aperto una nuova era nella medicina Una rivoluzione alla quale Osservatorio Terapie Avanzate ha dedicato una puntata del podcast “Reshape – un viaggio nella medicina del futuro”). Il suo intervento - in conversazione con Andrea Grignolio Corsini, professore di Storia della Medicina all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - ha riportato l’attenzione su un punto spesso sottovalutato: le grandi rivoluzioni terapeutiche nascono quasi sempre dalla ricerca di base.
CRISPR è l’esempio perfetto: nato dallo studio del sistema immunitario dei batteri, l’editing genetico è oggi alla base di terapie che stanno già cambiando la storia naturale di patologie genetiche severe, come anemia falciforme e beta-talassemia. Questo cambia tutto: approccio clinico, modelli di rimborso, percorsi regolatori e organizzazione sanitaria. Tutti argomenti di cui Osservatorio Terapie Avanzate ha parlato fin dal primo giorno.
Doudna ha anche sottolineato la necessità di accompagnare l’innovazione con governance ed etica (Osservatorio Terapie Avanzate ne aveva già parlato qui) perché tecnologie così potenti richiedono trasparenza, responsabilità e una regolazione sufficientemente agile da non frenare il progresso, ma abbastanza robusta da garantirne un uso sicuro.
L’AI ACCELERA LA MEDICINA, MA NON SOSTITUISCE IL MEDICO
Se CRISPR rappresenta la rivoluzione biologica, l’intelligenza artificiale incarna quella digitale. Sul palco del WOMA Forum, Bertalan Meskó ha proposto una provocazione efficace: “Healthcare needs a trip to Mars.” L’idea? Se dovessimo ricostruire il sistema sanitario da zero su Marte, non replicheremmo l’attuale modello terrestre, spesso lento, burocratico e poco centrato sul paziente. Costruiremmo invece una sanità accessibile, personalizzata, preventiva, potenziata dall’AI ma profondamente umana. Il punto cruciale del ragionamento di Meskó è che la tecnologia ha valore solo se migliora l’esperienza del paziente.
L’intelligenza artificiale, infatti, può supportare diagnosi, ottimizzare trial clinici, velocizzare la scoperta di nuovi farmaci, ridurre il carico amministrativo dei medici e rendere più precisa la medicina personalizzata. Ma non sostituisce la relazione terapeutica: non rimpiazza il medico, lo potenzia.
Un concetto particolarmente rilevante per le terapie avanzate, dove la complessità clinica richiede integrazione di dati genomici, biomarcatori, imaging e follow-up a lungo termine.
“L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UN NUOVO RINASCIMENTO”
A offrire una prospettiva complementare è stato Zack Kass, già Head of Go-to-Market di OpenAI. La sua tesi è: l’intelligenza artificiale non è una minaccia da contenere, ma una trasformazione da guidare. Nel pharma e nel medtech, ha spiegato, non vinceranno necessariamente le organizzazioni con gli algoritmi migliori, ma quelle capaci di ripensare processi, cultura aziendale e leadership.
Questo vale in particolare nella ricerca farmaceutica, dove l’AI sta già accelerando molti dei processi fondamentali, tra cui l’identificazione di target terapeutici, la progettazione di nuovi farmaci e la selezione dei pazienti nei trial. Per il mondo delle terapie avanzate, l’impatto potenziale è enorme: progettazione di vettori più efficienti, ottimizzazione di CAR-T, miglioramento di piattaforme di editing genetico e sviluppo di approcci sempre più personalizzati.
DALLA SOSTENIBILITÀ AL VALORE: IL PUNTO DI VISTA DELLE ISTITUZIONI
Il futuro delle terapie avanzate – e, più in generale, del settore farmaceutico - non si gioca solo nei laboratori. Il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Robert Nisticò, ha richiamato un tema cruciale: la sostenibilità. Terapie innovative come CRISPR, CAR-T o terapie cellulari comportano costi elevati, ma valutarle esclusivamente sul prezzo iniziale è riduttivo. La domanda corretta è diversa: quanto valore generano? Se una terapia riduce ricoveri, complicanze, disabilità e costi indiretti, il suo impatto sul sistema può essere largamente positivo. È una prospettiva che OTA segue da tempo: spostare il focus dal costo al valore; e per cui già nel 2021 aveva lavorato alla prima Consensus sul tema realizzata in Italia.
Anche Emanuele Monti - Presidente della Commissione IX Sostenibilità Sociale della Regione Lombardia ed Executive Board Member AIFA - ha ribadito il ruolo strategico della Lombardia, che si conferma una delle aree europee più dinamiche nelle life sciences grazie alla combinazione di ricerca clinica, produzione industriale e capacità di attrarre investimenti.
NELL’ERA DELL’AI IL VANTAGGIO COMPETITIVO È LA FIDUCIA
La chiusura del forum è stata affidata a una figura apparentemente distante dal pharma, ma in realtà perfettamente coerente con il messaggio dell’evento: Amy Cuddy, psicologa sociale e autrice bestseller.
Il suo intervento ha ricordato che la trasformazione in corso non è solo tecnologica. È anche, e forse soprattutto, umana. Secondo Cuddy, mentre aziende e organizzazioni investono enormi risorse in AI e automazione, il vero vantaggio competitivo resta nelle capacità umane: fiducia, sicurezza psicologica, empatia e creatività.
E questo resta un tema centrale anche in sanità. Per quanto sofisticate possano diventare le tecnologie, il paziente continuerà a cercare qualcosa che nessun algoritmo può replicare pienamente: relazione, ascolto e fiducia.
IL FUTURO DELLE LIFE SCIENCES SARÀ SEMPRE PIÙ INTEGRATO
Il messaggio finale emerso da WOMA è chiaro: il futuro della salute non sarà determinato da una singola tecnologia. Non vincerà CRISPR da sola, l’AI da sola o i big data da soli: la vera trasformazione avverrà nell’integrazione tra biologia, digitale e fattore umano.
Michele Barletta, Presidente del Comitato Scientifico di WOMA – Inspiring the WOrld of pharMA e Presidente di BioPharma Network – Associazione Manager del Farmaceutico, ha aperto e anche chiuso il forum: “Il futuro della salute non è qualcosa da prevedere, ma qualcosa da costruire insieme, attraverso il dialogo tra scienza, industria, istituzioni, tecnologia e società. La partecipazione registrata a WOMA, con quasi 1.000 partecipanti tra professionisti, manager, leader, istituzioni e stakeholder dell'ecosistema, e oltre 60 partner e sponsor, conferma come nel settore esista una forte esigenza di approccio ecosistemico e collaborativo alle grandi trasformazioni in atto”.
Per il mondo delle terapie avanzate questo significa una cosa precisa: il futuro delle cure sarà sempre più personalizzato, predittivo e potenzialmente curativo, ma richiederà ecosistemi maturi capaci di sostenere innovazione, accesso e sostenibilità. WOMA ha avuto il merito di mettere tutti questi elementi nello stesso spazio di discussione.





