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Una nuova terapia genica sperimentale ha restituito l’udito a dieci pazienti, bambini e adulti, con sordità congenita legata al gene OTOF

Recentemente, un’équipe di ricercatori del Karolinska Institutet, in collaborazione con ospedali e università cinesi, ha pubblicato sulla rivista Nature Medicine i risultati di uno studio clinico su una terapia genica per una forma genetica di sordità, chiamata DFNB9. Dieci pazienti, di età compresa tra 1 e 24 anni, affetti da sordità causata da mutazioni bialleliche nel gene OTOF, sono stati trattati con una singola iniezione della terapia sperimentale, che ha trasportato una copia funzionante del gene direttamente nella coclea. La terapia ha prodotto miglioramenti rapidi e significativi: già dopo un mese, la maggior parte dei pazienti coinvolti nel trial clinico ha recuperato una soglia minima di capacità uditiva.

UN GENE CHIAVE PER ASCOLTARE

Il gene OTOF, responsabile della produzione della proteina otoferlina, gioca un ruolo chiave nella trasmissione dei segnali acustici dall’orecchio interno al cervello. Quando questo gene è mutato, come accade nella sordità autosomica recessiva legata a mutazioni nel locus DFNB9 (2-8% dei pazienti con sordità ereditaria), il suono viene rilevato correttamente dalle cellule ciliate della coclea, ma il segnale non riesce a raggiungere il nervo acustico. È un po’ come avere un microfono funzionante, ma senza il cavo collegato. Questa condizione, che si presenta fin dalla nascita, causa una sordità neurosensoriale profonda ma strutturalmente "riparabile", rendendola un bersaglio ideale per la terapia genica.

LA TERAPIA GENICA APRE NUOVE POSSIBILITÀ

La terapia genica, inizialmente validata in modelli murini e in primati non umani, è stata studiata in uno studio clinico aperto, a braccio singolo, non randomizzato che ha visto coinvolti due bambini di 5 e 8 anni. Entrambi, dopo la terapia, hanno raggiunto livelli di udito che gli consentono di conversare quotidianamente. Successivamente la sperimentazione è stata condotta su altri sei bambini, con un miglioramento efficace dell'udito in cinque di essi che ha confermato l’efficacia del trattamento in quella fascia d’età. Tuttavia, non era nota né l'efficacia di questa terapia negli adolescenti e negli adulti, né l'età ottimale. In questo nuovo studio, sono stati coinvolti cinque centri clinici per un totale di 10 pazienti.

La terapia, che utilizza vettori virali AAV per trasportare il gene di interesse, si è dimostrata ben tollerata, senza eventi avversi gravi nei mesi di follow-up. L’unico effetto collaterale riscontrato è stata una temporanea riduzione dei neutrofili, senza conseguenze cliniche significative. Anche gli adulti hanno beneficiato dell’intervento, sebbene i risultati più marcati siano stati osservati nei bambini trattati precocemente, a conferma di quanto sia cruciale l’intervento nella cosiddetta “finestra plastica” dello sviluppo uditivo. Come per altre terapie geniche già approvate, prima si interviene e migliori sono i risultati: infatti, nei bambini tra i cinque e gli otto anni si sono osservati i risultati migliori. In generale, l’incremento medio del volume percepito da 106 a 52 decibel.

DALLA SPERANZA ALLA REALTÀ CLINICA

Osservatorio Terapie Avanzate aveva già dedicato attenzione ai diversi studi sulle terapie geniche sperimentali per OTOF (ne abbiamo parlato qui, qui e qui), sottolineando il suo potenziale come trattamento risolutivo della sordità genetica. La terapia genica basata su OTOF rappresenta una delle prime applicazioni concrete e documentate di medicina di precisione per la sordità congenita, anche se ancora non esiste una terapia autorizzata e disponibile ma solo sperimentazioni cliniche.

Restano alcuni nodi da sciogliere, come la durata nel tempo del beneficio uditivo, l’efficacia negli adulti a lungo termine e la possibilità di estendere questo approccio ad altre mutazioni comuni, come quelle nei geni GJB2 e TMC1, ancora in fase preclinica. 

Con il contributo incondizionato di

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