In un articolo pubblicato questo mese su The New England Journal of Medicine sono stati presentati i dati di uno studio clinico di Fase I che valuta CTX310, una terapia sperimentale basata su Crispr-Cas9 in vivo. Una singola infusione endovenosa della terapia a base di editing genetico ha portato a riduzioni dose-dipendenti e durature dell'ANGPTL3 circolante, con una riduzione media rispetto al basale del 73%, una riduzione media dei trigliceridi (TG) del 55% e una riduzione media delle lipoproteine a bassa densità (LDL) del 49% alla dose più elevata. Questi dati dimostrano il potenziale di CTX310 nella gestione del colesterolo (e non solo), anche se è importante sottolineare che si tratta di dati relativi alle fasi ancora iniziali della sperimentazione.
A più di un anno dalla presentazione dei risultati preliminari al Congresso Annuale dell’American Heart Association (AHA), ora lo studio clinico di Fase I sulla terapia genica sperimentale AB-1002 – sviluppata da AskBio del gruppo Bayer - per lo scompenso cardiaco è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine. I dati confermano quanto già anticipato nel 2024: nessun evento avverso grave correlato al trattamento e segnali di efficacia clinicamente rilevanti nei pazienti con scompenso cardiaco non ischemico. Condotto negli Stati Uniti, lo studio apre la strada a una sperimentazione di Fase II che coinvolgerà un numero maggiore di pazienti per valutare in modo più approfondito l’efficacia e la durabilità della risposta al trattamento.
Grazie alla possibilità di addestrare le cellule immunitarie a riconoscere ed eliminare le cellule cancerose, negli ultimi anni la vaccinazione è emersa come un’interessante frontiera nello sviluppo di terapie antitumorali efficaci. Tuttavia, un ostacolo allo sviluppo di questa tecnologia è rappresentato dall’identificazione di adiuvanti efficaci. Un nuovo studio, pubblicato ad ottobre sulla rivista Cell Report Medicine, presenta un sistema di nanoparticelle lipidiche “super-adiuvanti”, in grado di migliorare in modo significativo la risposta immunitaria alle cellule tumorali. Lo studio, per ora, ha mostrato efficacia in modelli murini di melanoma, tumore del pancreas e carcinoma mammario triplo negativo.
Uno studio italiano, pubblicato pochi giorni fa su Molecular Therapy – Nucleic Acids, mette in evidenza l’efficacia di una combinazione di 11 diversi RNA non codificanti (microRNA, detti anche miRNA) nel rallentare la crescita delle cellule cancerose e nell’amplificare l’azione dei chemioterapici per il trattamento di tumori che colpiscono il sistema nervoso centrale, in primis il glioblastoma. Seppur di grande interesse, si tratta di una ricerca ancora alle fasi iniziali: per ora, infatti, i test sono stati svolti solo su cellule derivate da pazienti e su modelli preclinici. L’approccio, messo a punto dal gruppo del Laboratorio di Neurobiologia dei miRNA dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), è già stato brevettato dall’ente genovese. Lo studio è stato coordinato dal ricercatore Davide De Pietri Tonelli e supportato da finanziamenti di Fondazione AIRC.
Circa due anni fa Fondazione Telethon annunciò di aver ha ottenuto il benestare dalla Commissione Europea al cambio di statuto per poter commercializzare farmaci. Una scelta unica nel suo genere e non poco difficoltosa per la più nota charity italiana nel settore delle malattie genetiche, ma presa con coraggio per mantenere sul mercato Strimvelis - la terapia genica per il trattamento dell’ADA-SCID - e per evitare che lo sviluppo di altre terapie avanzate possa essere interrotto. Pochi giorni fa è arrivato un segnale concreto che mostra che questa è la strada giusta: il parere positivo del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per etuvetidigene autotemcel (nome commerciale: Waskyra™), una terapia genica ex vivo per la sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS).
L’annuncio è arrivato il 12 novembre sulle pagine del New England Journal of Medicine con un titolo apparentemente cauto: “Il nuovo plausibile percorso dell’FDA”. Il testo dell’articolo firmato da due figure ai vertici della Food and Drug Administration, però, dimostra capacità di visione e spirito di leadership. Per una volta conviene partire dal finale, che suona come una forte dichiarazione di intenti: “A quasi 30 anni dal sequenziamento del genoma umano, le terapie personalizzate sono ormai una realtà. L’FDA collaborerà e fornirà assistenza per introdurre queste terapie sul mercato, e le nostre strategie normative si evolveranno per stare al passo con i progressi scientifici”.
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