L’inizio del nuovo millennio ha cambiato il modo di diagnosticare e curare i linfomi e le leucemie, con strumenti accurati per distinguere meglio tra una forma di malattia e l’altra e, di conseguenza, interpretare le cure con maggior precisione e con un più elevato livello di personalizzazione. Se c’è un ambito in cui la medicina basata sul profilo del paziente ha espresso il suo massimo potenziale è l’onco-ematologia, tuttavia quando anche il fronte di cura più avanzato cede al ritorno della malattia, le speranze si fanno più sottili e gli interrogativi crescono: perché in alcuni pazienti affetti da leucemia mieloide acuta, il trapianto allogenico non basta e la malattia va in recidiva? La risposta a questa domanda si trova in uno studio, recentemente pubblicato su Journal of Clinical Oncology e guidato dal professor Luca Vago, coordinatore della Disease Unit Leucemie Acute al Comprehensive Cancer Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.
Con una popolazione che invecchia e un carico crescente di malattie croniche legate all'età, il costo – non solo economico ma anche emotivo, per gli individui, le famiglie e la società - rischia di diventare molto importante se non si interviene. Al WOMA Forum, Marco Quarta - scienziato ed imprenditore, co-fondatore e Chief Scientific Officer di Rubedo Life Sciences - ha delineato i contorni di un campo che è ancora giovane ma già operativo: la medicina dell’invecchiamento. Intervistato da Osservatorio Terapie Avanzate, Quarta chiarisce subito l'equivoco più comune: l'obiettivo non è allungare la vita, ma estenderne la qualità, agendo sui meccanismi biologici dell'invecchiamento che la ricerca ha iniziato a chiarire negli ultimi anni. L'ambizione è trattare queste condizioni decenni prima che si manifestino, spostando la medicina da un modello reattivo a uno anticipatorio e preventivo.
Un anno fa l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) concedeva il rimborso a exagamglogene autotemcel, destinata a diventare la prima terapia genica basata su CRISPR autorizzata in Italia: un traguardo storico che ha messo i pazienti affetti da beta-talassemia trasfusione-dipendente nelle condizioni di ricevere un trattamento in grado di liberarli dalla schiavitù delle trasfusioni. Perciò, oggi, la notizia dell’avvio di uno studio clinico di Fase IIb su una terapia genica tutta italiana, rivolta al trattamento di pazienti con un analogo profilo di malattia, non solo rappresenta la conferma di una chiara direzione della ricerca, ma esprime la volontà di individuare una soluzione che contrasti la malattia restituendo al contempo una buona qualità di vita ai malati.
Per la prima volta l’autorità che si occupa della valutazione delle cure in Francia, ha espresso un parere favorevole al rimborso di una terapia digitale (DTx) destinata alla gestione dell'asma pediatrica. A ottenere il via libera, lo scorso aprile, è stato JOE, un sistema sviluppato dall’azienda francese Ludocare per supportare i bambini con asma persistente nella gestione quotidiana della terapia inalatoria. Il via libera rappresenta un precedente importante, non tanto perché apre una nuova soluzione tecnologica quanto perché riconosce a una terapia digitale un’efficacia clinica sufficiente per poter entrare nel sistema di rimborsabilità nazionale. L’uso del dispositivo, costituito da un piccolo robot interattivo e da un’applicazione per i genitori, ha dimostrato di migliorare il controllo dell’asma infantile e ridurre le riacutizzazioni gravi del 42%: un risultato ottenuto dopo diversi anni di sviluppo e corredato da solide evidenze cliniche.
Se dovessimo costruire un sistema sanitario partendo da un foglio bianco, oggi, con tutto quello che sappiamo su intelligenza artificiale e tecnologie digitali, gli lasceremmo la stessa forma che ha adesso? È la domanda che Bertalan Meskó, medico, PhD in genomica e fondatore del Medical Futurist Institute, ha posto sul palco del WOMA Forum – Inspiring the WOrld of pharMA, usando un esperimento mentale insolito: immaginare la sanità del futuro come se dovesse funzionare su Marte. È da qui che Meskó prende le mosse, ricordando quante tecnologie considerate fino a poco tempo fa pura fantascienza siano già realtà: stampanti 3D che costruiscono case, esoscheletri robotici nei magazzini, auto a guida autonoma, razzi riutilizzabili. Il prossimo salto, sostiene, è la colonizzazione di Marte. Ed è proprio lì che porta il pubblico, con un piccolo gioco di ruolo: “Congratulazioni, siete stati scelti come primi astronauti per Marte”.
Al WOMA Forum, Andrea Grignolio - professore di Storia della Medicina all'Università Vita-Salute San Raffaele - ha dialogato sul palco con la Premio Nobel Jennifer Doudna, scienziata tra i pionieri di CRISPR. Intervistato da Osservatorio Terapie Avanzate, il professore ha sottolineato il modo in cui CRISPR ha fatto collidere, per la prima volta in modo così netto, innovazione e rischio: è la prima volta che Homo sapiens può riscrivere il genoma, anche prima della nascita. “Le decisioni prese oggi - spiega - non riguardano più solo chi è in cura in questo momento, ma anche chi verrà dopo”. Davanti a un'innovazione di questa portata non basta lasciare la parola agli addetti ai lavori: bisogna sedersi tutti intorno a un tavolo, mettendo insieme scienziati e cittadinanza, per decidere collettivamente non più “se”, ma “come” e “dove” usarla.
Website by Digitest.net